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La pratica del rafting inteso come sport o attività ludica è recente, ma l’utilizzo di imbarcazioni simili agli attuali gommoni è sicuramente molto più antica.
Fin dall’antichità, si parla addirittura del periodo A.C., l’uomo ha utilizzato zattere pneumatiche, a quel tempo composte da pelli di animali cucite e gonfiate, per attraversare e scendere piccoli e grandi fiumi, sia per scopi commerciali come il trasporto di mercanzie, sia per scopi bellici per il trasporto di truppe e armi.
Non si hanno notizie storiche particolari sul rafting, ma di sicuro si sa che nel 1869, e precisamente il 13 agosto, il maggiore Jhon Welsey Powell veterano della guerra di secessione, si apprestava a guidare la prima missione esplorativa del Colorado, patrocinata dall’Illinois Natural History Society, attraverso 450 km di gole e rapide fino ad allora inviolate.
La spedizione di Powell è la prima storicamente accertata e documentata, ma sulla sua “prima assoluta” sono sorti alcuni dubbi, infatti un certo tenente Joseph Ives raccontò di aver esplorato tutto il corso del Colorado in barca e a piedi nel 1857, cioè ben 12 anni prima di Powell.
Da un punto di vista turistico invece, occorre aspettare fino alla metà del secolo XX, e cioè intorno agli anni ’50, quando negli U.S.A. si praticarono le prime discese con dei turisti, in Europa, invece, arriva intorno ai primi anni ’80.
In Italia siamo nel 1984, quando un gruppo di canoisti , proprio sul fiume Sesia, incarica un conduttore californiano di nome Brian Larky, ad istruirli sulle tecniche di conduzione di questo “nuovo” mezzo fluviale. In Italia la concezione dell’uso di un gommone (raft) era soltanto marina, ma sebbene non fosse praticato in fiume già si costruivano gommoni destinati all’utilizzo su fiumi stranieri. Fu con un paio di questi gommoni che si iniziò a provare a “remi” e a “pagaia”. Tutto logicamente era molto rudimentale e approssimativo, ma il tempo premiò il coraggio e la passione di questi pionieri italiani.
Nel 1985 infatti si riescono ad organizzare le prime discese commerciali con dei turisti. A questa data solo la Francia aveva già impostato e regolamentato questa attività fluviale tramite il Ministero della Gioventù e Sport, definendo un percorso di formazione per Guide e Maestri con il conseguente raggiungimento di brevetti riconosciuti dallo Stato.
In Italia viene fondata nel 1987 a Milano, l’Associazione Italiana Rafting (A.I.Raf.), adesso trasformata in Federazione Italiana Rafting (F.I.Raf.), con l’intento di organizzare e promuovere lo sport del rafting, creando anche un percorso formativo professionale per Guide e Maestri strutturato su più livelli:
Attualmente il rafting è praticato in gran parte del mondo sotto il profilo turistico, commerciale e agonistico.
Dai primi gommoni utilizzati in Italia, per non parlare di quelli storici di fine ‘800 e prma metà ‘900, il rafting ha conosciuto una evoluzione nei materiali utilizzati nella costruzione dei gommoni, nelle dimensioni e linee idrodinamiche, nelle tecniche di conduzione,
Si è passati dai primi gommoni utilizzati in fiume che non erano autovuotanti agli attuali che lo sono. Si è reso il fondo pneumatico e sono state migliorate le linee idrodinamiche dei gommoni arrivando oggi ad avere mezzi molto stabili e veloci, quindi più facili da guidare e, molto importante, più sicuri.
I gommoni utilizzati in fiume sono diversi da quelli marini:
- non hanno la chiglia rigida bensì morbida e rinforzata per resistere a eventuali urti e sfregamenti contro le rocce;
- hanno il fondo pneumatico cioè si può gonfiare;
- all’interno hanno dei cilindri posti trasversalmente che variano, per numero, in base alle dimensioni del gommone;
- i tubolari esterni sono divisi generalmente in quattro scomparti indipendenti, di modo che nel caso di rottura di uno di essi si possa tentare la continuazione della discesa;
- sono autovuotanti, sul perimetro del fondo hanno dei fori che permettono la fuoriuscita dell’acqua;
- hanno la punta e la coda circolari e uguali.
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